Capitolo 11
Cosa ne penso del diritto alle unioni civili e delle adozioni.
Come tutti i gay che si ritengono essere superiori alla media per il solo fatto di essere gay, ovvero di un individuo discriminato e malcompreso, quindi per forza di cose costretto a ragionare sul perché di determinati soprusi, mi sono fatto una certa idea del diritto a costituire una famiglia omosessuale e ad avere la possibilità di adottare bambini, parlare di questo e trovare consenso con un etero è assai difficile ma riesce più facile se l'interlocutore non è intriso di dei preconcetti cattolici.
Delle unioni civili, a me e a tutte le persone di buon senso, non gliene può fottere un cazzo di equipararsi al matrimonio cattolico benedetto da Dio, in quanto quello che si richiede allo stato e alle leggi, è la tutela della coppia come entità unica, che sceglie di condividere alcuni aspetti della propria vita e godere di diversi privilegi concessi dallo stato, sanitari, legali e fiscali.
Per quanto riguarda le adozioni si apre un capitolo delicato, la situazione attuale è questa: una coppia uomo-donna con o senza il matrimonio può fisiologicamente generare dei figli a prescindere dai loro comportamenti, abitudini, personalità, handicap e via dicendo, se vogliono adottare un bambino lo stato vuole verificare che il bimbo possa crescere in un ambiente consono allo sviluppo fisico e della personalità, ora senza che mi addentri troppo in argomenti a me sconosciuti sull'importanza che i due componenti del nucleo familiare debbano necessariamente essere di sesso opposto, vorrei osservare comunque che, a quanto pare attraverso la verifica dello stato di fatto dello sviluppo della personalità di bambini cresciuti in famiglie omosessuali, pare ormai assodato la totale ininfluenza che questa differenza giochi.
Quindi da una parte si dà per scontato che i figli nati naturalmente in una coppia eterosessuale non necessitino di controlli da parte di un organo che tuteli il sano sviluppo del bambino, il che ha un certo senso ma solo se diamo per scontato che i genitori siano maturi abbastanza da riuscire ad accudire il pargolo fino all'età in cui viene immesso nella società e quindi invogliato a interagire, questo è controllato da tutta una schiera di professionisti del campo, come insegnanti di scuole materne, pedagoghi, medici pediatri, fino agli amichetti stessi e i relativi genitori durante i processi di socializzazione nella società.
Dall'altra parte quando si adotta un bambino, le strutture sociali, togliendo il bambino da una situazione traumatica, non vogliono di certo inserirlo in una famiglia in cui è dubbia la trasmissione dei valori e qui abbiamo già la risposta alla considerazione successiva, ovvero se non si vuole dare un bambino in adozione ad una famiglia omosessuale è perché si è convinti che la famiglia omosessuale è priva di valori oppure ha dei valori errati e devianti.
Ma come è possibile tutto ciò quando ci sono già gli esempi di crescita sana del bambino in famiglie omosessuali negli altri paesi? ovviamente la risposta sta nel retaggio culturale che in Italia e indiscutibilmente dominato dalla religione cattolica.
Nessun commento:
Posta un commento